October 26, 2026

Utili lasciati in azienda e contributi INPS: cosa è emerso dal convegno del 22 ottobre

Imprenditori e soci di Srl in sala durante l'intervento sul fondo pensione al convegno Nexum Pro di Padova

Chi lavora nella propria Srl e ha scelto di non distribuirsi gli utili potrebbe aver versato all’INPS più del dovuto. Al convegno di Padova abbiamo spiegato perché, e come recuperarlo.

Giovedì 22 ottobre, all’Hotel Crowne Plaza di Padova, Nexum Pro ha incontrato imprenditori e soci di Srl per affrontare un tema che da settimane occupa la stampa economica: i contributi INPS pagati sugli utili rimasti in azienda.

La domanda al centro dell’incontro era concreta. Se negli ultimi anni ha lavorato nella Sua Srl e ha lasciato gli utili in società, quei contributi erano davvero dovuti? Secondo la Corte di Cassazione, no.

La svolta: tredici sentenze in sei giorni

Tra il 16 e il 21 settembre 2026 la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ha depositato tredici sentenze sullo stesso principio, a partire dalla n. 25377/2026. Non si tratta di una pronuncia isolata, ma di un orientamento compatto.

Il principio, in parole semplici: gli utili accantonati a riserva e non distribuiti non entrano nella base su cui si calcolano i contributi del socio lavoratore iscritto alla Gestione Artigiani o Commercianti. Conta solo il reddito effettivamente attribuito al socio. Spetta inoltre all’INPS, e non al contribuente, dimostrare quale reddito sia stato attribuito al socio.

Un punto resta fermo: i contributi sul minimale continuano a essere dovuti. Tutto ciò che è stato versato oltre, sugli utili rimasti in azienda, è invece da riconsiderare. In altre parole, molti soci hanno pagato contributi su somme che non sono mai arrivate nelle loro tasche.

Il rimborso: quanto, da quando, entro quando

Ampio spazio è stato dedicato alla parte operativa. Chi ha versato contributi oltre il minimale sugli utili non distribuiti può chiederne la restituzione.

  • Quanto: fino a circa 20.000 euro per socio e per anno.
  • Da quando: dal periodo d’imposta 2020 (modello Redditi 2021).
  • Come: con una dichiarazione integrativa, che Nexum Pro può predisporre e seguire.
  • Entro quando: entro il 31 dicembre del quinto anno successivo alla presentazione della dichiarazione.

Il punto da non perdere: per l’annualità 2020 il termine scade il 31 dicembre 2026. Restano poco più di due mesi. Dopo quella data, l’importo di quell’anno non sarà più recuperabile.

Meno contributi oggi, quale pensione domani?

Versare meno all’INPS libera risorse, ma riduce anche quanto si accantona per la pensione. Per questo il convegno si è chiuso su una domanda di prospettiva: quali scelte fare per il proprio futuro pensionistico.

L’alternativa presentata in sala è il fondo pensione privato. I versamenti sono deducibili dal reddito fino a 5.300 euro l’anno, e la scelta di quanto e quando versare resta nelle mani dell’imprenditore. Il risparmio sui contributi può così diventare un investimento sulla propria pensione, con un vantaggio fiscale in più.

Il nodo aperto: la posizione dell’INPS

Ad oggi l’INPS non ha recepito le sentenze e non ha aggiornato le proprie circolari. La richiesta di rimborso, quindi, non è automatica: va impostata con cura e motivata caso per caso.

Resta inoltre da chiarire come saranno trattati, ai fini contributivi, gli utili che la società deciderà di distribuire in futuro. È un aspetto da valutare insieme, prima di ogni scelta sui dividendi.

Non era presente al convegno?

Ringraziamo gli imprenditori che hanno partecipato all’incontro.

Se è socio di una Srl, vi lavora e negli ultimi anni ha lasciato gli utili in azienda, la Sua posizione merita una verifica. Il primo passo è capire se e quanto può recuperare, a partire dall’annualità 2020, prima della scadenza di fine anno.

Per un approfondimento sulla Sua situazione può contattare Nicola Artusi, Senior Tax, Corporate & R.E. Specialist di Nexum Pro: tel. +39 331 154 5196, n.artusi@nexumstp.it.

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